© Stefano Mazzanti     Artista visivo - Lighting designer     P.I. 02738960984    info@stefanomazzanti.it PRESENTAZIONE  Paola BIGNAMI  Università degli Studi di Bologna  "Alla luce di una candela... " si muovevano gli attori di Grotowsky; "la luce bianchissima di Damiani"  negli spettacoli strelheriani del Piccolo Teatro di Milano; "lingue di fuoco nella caverna... " illuminano il  Mahabaratha di Peter Brook; "la luce fredda ed essenziale" di Bob Wilson... Si potrebbe continuare con moltissimi esempi nel gioco di riconoscere generi e stili teatrali partendo  solo dalla luce. L'utilizzo della luce come mezzo espressivo che trova in molta trattatistica del novecento i suoi punti di  maggiore fondamento, non è pari alla conoscenza che di essa hanno i giovani studenti di teatro; e  neppure appare così diffusa, come si potrebbe pensare, presso gli aspiranti operatori teatrali. Sovente  l'esperienza empirica degli effetti della luce nello spettacolo, nonché degli strumenti per produrre tali  effetti, scaturisce dalla prassi teatrale, dopo tempi ed occasioni sprecate. Si è ritenuto perciò utile raccogliere alcune informazioni storiche ed altre essenzialmente tecniche quale  manuale per tutti coloro che amino lo spettacolo. Indispensabile ci è parso a coloro che vogliano  avvicinarsi, non troppo sprovveduti, alla pratica, sia che essa rimanga una esperienza formativa  personale o che essa debba diventare un "mestiere". Queste pagine, scritte da un giovane esperto  come Stefano Mazzanti, non pretendono di essere esaustive, né sostitutive di una vera  sperimentazione e soprattutto di una pratica teatrale, ma solo uno strumento di accesso. È possibile che l'evoluzione dei sistemi pratici renda col tempo meno aggiornate alcune delle notizie più  strettamente specialistiche, ma poiché le indicazioni che vengono qui date sono state raccolte e  selezionate in modo molto accurato, non sarà difficile per chi le avrà imparate mettere al corrente la  propria competenza ed allinearla alle novità. Di ciò possiamo essere certi, non solo perché questa nasce da una ricerca in sede universitaria, ma  soprattutto perché scaturisce dalla sinergia di competenze abbinate che vengono dall'ambiente degli  studi e da quello del lavoro, vale a dire dalla professionalità sul campo e nel mercato. Il mondo del teatro, poi non abbandona mai del tutto anche le tecniche che ha accantonato; talvolta le  abilità delle origini riaffiorano, con modalità espressive e simboliche del tutto nuove o permanentemente suggestive. Sarà sempre possibile raccontare: "...in una notte buia qualcuno ha acceso una luce e tutti intorno hanno visto... " NOTA INTRODUTTIVA  Gigi Saccomandi  lighting designer Si dice abitualmente che in teatro l'esperienza viene solo dalla pratica di palcoscenico, e così è  accaduto anche a me. La prassi ha preceduto la teoria, e tuttavia ciò non mi ha impedito di avere  coscienza della mancanza di una fonte di facile accesso per i miei studenti e per tutti i giovani e  inesperti che mi chiedevano cosa poter leggere prima di affrontare uno spazio di spettacolo. La conclusione degli studi del mio collaboratore Stefano Mazzanti è stata l'occasione per concretizzare  un rimpianto e colmare una lacuna che, io più esperto e lui più giovane, riscontravamo nel coniugare la  pratica e le idee sulla luce in scena. Il testo che state per leggere non vuole essere il "Manuale del perfetto light designer"; non fornisce,  cioè, soluzioni tecniche come un testo di ingegneria con pesi, misure ed indicazioni costruttive.  Piuttosto cerca di indicare, con una traccia decisa, la via per una scoperta dell'illuminotecnica teatrale. Dopo la necessaria ricostruzione storica per la conoscenza delle origini (quelle recuperabili  bibliograficamente) si è passati ad analizzare la tradizione teatrale corrente. Nell'illuminotecnica teatrale  esiste infatti una tradizione europea consolidata, forte anche di un suo linguaggio di gergo, che nessun  volenteroso apprendista e nessun ardito innovatore, per quanto progressista, può ignorare. Se poi c'è un campo nel quale bene si coniugano le novità dell'ultima ora con la tradizione, questo è il  campo dell'illuminotecnica. Le novità entrano senza sforzo, compagne delle avanguardie, dei teatri di  ricerca, dei terzi teatri, dei teatri virtuali. La capacità espressiva della luce non solo può essere indirizzata ad esprimere i voleri della regia, ma  può perfino andare oltre e suggerire essa stessa nuovi ulteriori significati. Le aspirazioni dei maestri della regia dei primi del Novecento (Appia, Craig, ecc.),  dalle potenzialità  tecniche odierne della luce non vengono contraddette ma anzi portate alla loro piena realizzazione. Non  manca perciò, nella seconda parte del testo, una rassegna di cognizioni sullo sviluppo tecnologico in  corso e sui dispositivi ed i supporti tecnici disponibili al momento alla gente di spettacolo. Per una maggior completezza di informazione il lettore deve sapere che il lato manufatturiero non è  stato trascurato e che il supporto conoscitivo ed il bagaglio tecnico di una grande industria del settore  ha consentito e sorretto questa ricerca perché essa fosse più scientificamente corretta ed aggiornata  possibile. Da professionista dello spettacolo, quale sono, non posso dire come evolverà lo spettacolo domani, né  potrei dire quale sia in assoluto il modo migliore per illuminare una scena o tanto meno un'intera  rappresentazione. Ho fornito tuttavia all'autore del libro alcuni esempi di mie personali esperienze e  soluzioni; non potevano per ragioni di opportunità essere troppo dettagliate né si potevano qui  presentare tutti i problemi che io ho incontrato e risolto. Ho lasciato perciò alla scelta dell'autore la  libertà di esemplificare ciò che ritenesse più utile o significativo per dimostrare ai lettori, principianti o  esperti teatrali, quanto in una performance può essere trascinante un segno luminoso. Auguro a questo libro - nel quale ho creduto fin da quando era composto in forma di tesi di laurea -  l'attenzione che merita, ed al suo autore la fortuna che si auspica per un giovane professionista.