© Stefano Mazzanti     Artista visivo - Lighting designer     P.I. 02738960984    info@stefanomazzanti.it INTERVISTA sul sito Luce on line (2004) Luce on line intervista il light designer Stefano Mazzanti di Maria Teresa D’Amato Stefano Mazzanti è un light designer, un visual artist che da diversi anni porta avanti un lavoro di ricerca nell'ambito dell'impiego espressivo e artistico della luce; laureatosi al DAMS, la sua Tesi di Laurea era dedicata al linguaggio della luce; per alcuni anni ha seguito, come assistente, uno dei massimi professionisti del settore: il light designer Gigi Saccomandi; ha pubblicato il libro "Luce in scena" specificamente dedicato all'illuminazione teatrale, al design della luce per lo spettacolo; ha inoltre tenuto numerosi corsi sull'argomento. In ambito lavorativo applica e sviluppa le sue conoscenze in vari settori: da quello dello spettacolo, il più frequentato, a quello delle arti visive, con diverse installazioni, fino a quello del design e dell'architettura. Ora collabora con importanti registi in tutta Italia, per spettacoli di teatro, opera e danza. Realizza installazioni, sculture ed eventi basati sulla luce e sulle nuove tecnologie. INTERVISTA – LUCE ON LINE 1. Lighting designer, questo termine racchiude in sé molteplici significati e competenze. Cosa significa per lei essere oggi un lighting designer? Lo sviluppo enorme della tecnologia fa si che oggi chiunque, con un minimo di conoscenze informatiche e capacità tecniche, sia in grado di realizzare una buona illuminazione per uno spettacolo. Il problema è che, utilizzando apparecchiature molto simili tra loro e spesso con sequenze pre-programmate, gli spettacoli tendono ad essere tutti molto simili, e realizzati con dei clichè continuamente ricorrenti. È per questo che il termine e la pratica del "lighting design" andrebbe valorizzata. Soprattutto oggi che la tecnica rischia di prendere il sopravvento, andrebbe evidenziata e continuamente sottolineata l'importanza del design. A fare la differenza, a far diventare l'uso della luce un arte è proprio il design; cioè la progettualità artistica che dovrebbe essere alla base di tutto il lavoro. Con questo intendo ad esempio lo studio approfondito del progetto "drammaturgico" e registico alla base di ogni spettacolo; la continua messa in discussione delle "sicure" tecniche acquisite; la ricerca di un senso o di un motivo dietro ogni cosa che si fa ecc. Questo presuppone, naturalmente, curiosità intellettuale, una continua ricerca artistica personale e un continuo confronto con tutte le altre forme di arte contemporanea. 2. Come ha avuto origine la sua "passione" per il mondo della luce? Io ho cominciato, poco più che ventenne, a fare teatro con un gruppo di amici. Come succede in questi casi tutti (io compreso) fanno di tutto: registi, attori, scenografi, falegnami, pittori ecc. Gli ambienti e le scene erano fatti con pezzi di cartone mal tagliati, assemblati con qualche asse e ricoperti con quattro stracci. La cosa che più mi colpiva e continuamente mi meravigliava era come bastasse accendere una piccola luce messa nel posto giusto per vedere quegli oggetti "recuperati" trasformarsi, come per magia, in un altro mondo. Era come se la luce infondesse in loro la vita. Credo che la mia passione sia nata proprio lì... 3. Molteplici le applicazioni "culturali" della luce, lei stesso, si è dedicato al mondo dell'arte, della danza, dell'architettura, dello spettacolo. Quale predilige e perché? Non mi viene naturale distinguere tra le varie applicazioni. Io lavoro con la luce e il mio lavoro ha delle caratteristiche distintive. Spesso esprime il mio modo di essere e di vedere il mondo, e questo si ritrova un po' in tutte le applicazioni, compreso il teatro, dove pure c'è un progetto di regia e una drammaturgia precisa da seguire. Questo per me ha la precedenza sulle differenze tecniche, che comunque considero molto importanti. Piuttosto tendo a distinguere tra le situazioni lavorative in cui ci sono le condizioni ottimali per far emergere quelle caratteristiche, e le situazioni in cui ciò non è possibile. Se proprio dovessi esprimere una predilezione, questa sarebbe per gli eventi artistici- installativi. Un po' perché sono momenti in cui mi "ritiro" da quel gioco di squadra che è lo spettacolo per dedicarmi a cose esclusivamente mie e profondamente personali. Un po' perché amo il gesto manuale: costruire e manipolare la materia. "Sporcarsi le mani" per creare e dar vita a qualcosa. A maggior ragione con il fascino misterioso di quella materia immateriale che è la luce. 4. Nelle sue opere d'arte emergono una serie di emozioni sensoriali che bene si coniugano con il teatro fatto anche di rimandi e suggestioni. Ce ne vuole parlare. La "teatralità" delle mie installazioni è una caratteristica che spesso viene notata. Del resto è dal teatro che sono partito, e questo ha lasciato un'impronta. In effetti mi ritrovo sempre a cercare di dare una struttura "drammaturgica" anche alle installazioni o alle sculture di luce che creo. Tendo a dargli uno sviluppo, a creare più elementi con una struttura consequenziale, quasi a costruire una narrazione. Anche sul piano sensoriale/visivo probabilmente ho una propensione per le tecniche teatrali. Invece quando faccio spettacoli mi viene spesso detto che ho un modo di fare le luci di tipo "installativo", per il tipo di definizione degli spazi, il rilievo tridimensionale dato agli elementi presenti e la presenza quasi materica di alcune luci stesse. 5. Parliamo del progetto editoriale, Luce in scena, com 'è nata l'idea di presentare questo libro sulla storia, le teorie e le tecniche dell'illuminazione in Teatro? E qual è il suo obiettivo? L'idea è nata durante il lavoro di ricerca che ho fatto per la mia Tesi di Laurea in DAMS (si intitolava "Il linguaggio della luce"). Sapevo da tempo che il materiale bibliografico relativo alla luce nello spettacolo in Italia (e in italiano) era quasi inesistente e così, su consiglio e con il sostegno della docente che mi ha seguito, la Prof. Paola Bignami, ho sviluppato una Tesi che potesse essere anche una base per un'eventuale pubblicazione. Dopo la laurea lei stessa ha trovato un editore interessato. Grazie al mio correlatore (e maestro!) Gigi Saccomandi, ho trovato un'azienda del settore che ha sponsorizzato il lavoro. Io ho ampliato i contenuti di partenza e così è nato il libro Luce in scena. Si tratta di un testo che coniuga una parte storica, in cui si ricostruisce molto di ciò che è avvenuto nell'illuminazione dello spettacolo, con una parte tecnica (un vero e proprio manuale). Il tutto concluso dall'analisi di alcuni spettacoli e da un ampia bibliografia. L'obiettivo era quello di creare uno strumento, prima inesistente, per tutti coloro che volessero avvicinarsi al mondo dell'illuminazione per lo spettacolo e per quanti volessero approfondirne la conoscenza storica.