© Stefano Mazzanti     Artista visivo - Lighting designer     P.I. 02738960984    info@stefanomazzanti.it La nuova produzione di Balletto Civile si snoda in tre capitoli che verrano alla luce come tre spettacoli separati, autonomi, che in un montaggio conclusivo saranno presentati come un unico spettacolo evento. Secondo la definizione delle Nazioni Unite gli SLUM sono comunità povere e sovraffollate dove mancano acqua potabile, servizi igienico-sanitari, servizi pubblici e infrastutture primarie. Sono quartieri che versano in un costante stato di provvisorietà e transizione e sorgono nelle aree più deboli delle città. La percezione comune degli slum come luoghi di povertà, squallore, miseria, pericolo e mancanza di sicurezza è solo una faccia della medaglia perchè in quei luoghi vivono persone molto intraprendenti. Perchè chiamiamo questi studi SLUM. Immaginiamo di essere noi stessi quei luoghi degradati, come se il nostro SPAZIO CORPO  fosse un luogo squallido, instabile, pericoloso, provvisorio, mancante di tutto ma allo stesso tempo intraprendente. Un corpo che cerca in ogni modo di sopravvivere, di operosamente rimanere in piedi. I nostri studi di movimento potremmo definirli SLUM SPIRITUALI. Non è un lavoro sullo squallore degli esseri umani, sul loro estenuarsi, ma dato per avvenuto un fallimento in questo momento storico per la nostra generazione di trentenni, si tratta di rispondere a questa caduta con un RECICLAGGIO di risorse. Reciclaggio di forze, di energie, operosità data dalla decomposizione. Nel nostro teatro fisico la prima tappa sarà come sempre il CORPO CORPO CORPO CORPO CORPO  ancora CORPO Questa volta più che mai al centro di tutto è il corpo dell'interprete, la sua FRENESIA MOTORIA, il   suo instancabile movimento come centro, messo a sistema, per un tentativo di RISPOSTA. Corpo proteso a sfinirsi non come vitalità malata , ma come ultima PROPOSTA e forse di nuovo prima PROPOSTA di vitalità profonda e onesta e di sincera RESISTENZA. Michela Lucenti Primo pensiero In condizioni di “miseria”, mancanza, il pensiero cerca l’essenza. Cerca l’origine, l’elemento minimo indivisibile al di sotto del quale non si può ulteriormente andare. Cercare l’origine è volontà di trovare un punto da cui ri-partire, su cui costruire. Per il teatro l’origine, l’elemento primo imprescindibile è il CORPO dell’attore/danzatore. Per la luce l’origine è il  SOLE, la luce naturale. La luce del sole è l’energia primaria da cui prendono forza tutte le forme di vita. Energia libera, incontrollabile, di nessuno quindi di tutti. Energia senza prezzo, senza interessi nascosti e senza scorie. Energia democratica. Un progetto di liberazione dalle “strutture” non può che partire da qui. Creare con ciò che il sole ci dona. Creare a partire dal comportamento della luce naturale. Studiarne la relazione con gli spazi e gli ambienti. Creare con la luce che penetra nello spazio; manipolarla con l’uso di specchi, materiali riflettenti, diffondenti, rifrangenti, coloranti. Secondo pensiero “Al centro di tutto è, più che mai, il corpo dell’interprete, la sua FRENESIA MOTORIA, il suo instancabile movimento come centro, messo a sistema, per un tentativo di risposta”. La luce artificiale dovrebbe venire dall’energia prodotta dal moto frenetico del corpo in movimento. Così che la luce artificiale non sia ARTIFICIALE, ma nasca da un’urgenza e si generi come una proposta. È “il corpo proteso a sfinirsi” a generare un’energia, che a sua volta può trasformarsi in luce che svela l’azione del corpo stesso, come in un cerchio “in cui comune è il principio e la fine” (Empedocle). Stefano Mazzanti APPUNTI - uno scambio Progetto Detriti di Michela Lucenti